La Tricomoniasi è decisamente la più frequente patologia parassitaria nei falchi.

L’agente eziologico più diffuso risulta essere trichomonas gallinae.

La diagnosi precoce ed il trattamento dei soggetti positivi (asintomatici e non) sono requisiti fondamentali per evitare il propagarsi della parassitosi e l’insorgenza di forme mortali di malattia; infatti, all’infezione primaria da tricomonas, spesso subentra una superinfezione da pseudomonas (batterio opportunista) che conduce rapidamente a morte il soggetto senza possibilità d’intervento.

Tutti i falchi sono sensibili all’infestione anche se è ormai assodato che esistono delle sensibilità differenti nelle diverse specie: il falco pellegrino sembra ad esempio più resistente del girifalco e sono in corso studi per determinare la differente patogenicità dei diversi ceppi di tricomonas.

Le fonti principali di infestione sono i piccioni ed i colombi, selvatici o d’allevamento, che costituiscono il serbatoio naturale di tricomonas.
La percentuale di positività dei piccioni raggiunge talvolta il 90% dei soggetti sottoposti a controllo dimostrando un rischio potenziale piuttosto elevato.
Questi animali sono però fondamentali per l’addestramento e l’alimentazione dei rapaci.

L’aumentata consapevolezza dei falconieri negli ultimi anni sta portando ad un decremento dei casi di tricomoniasi per:

  • uso di carni alternative come alimento
  • attenzioni igienico-sanitarie maggiori
  • utilizzo di logori per addestramento e richiamo
  • congelamento preventivo per almeno 24 ore dei piccioni prima di somministarli ai falchi
  • asportazione di collo e testa degli animali (piccioni o altro) usati per l’alimentazione dei falchi

Come detto la trasmissione principalmente è orale, attraverso il consumo di carni contaminate, però, è bene sapere che i tricomonas prelevati con tampone umido dalla cavità orale di un volatile e posti su un vetrino per la valutazione microscopica sono mobili e quindi vivi per oltre un’ora in mezzo acquoso, quindi, è verosimile che sopravvivano ad esempio nell’acqua di bevanda per alcune ore in condizioni ambientali favorevoli costituendo così fonte di diffusine della malattia.

Di rado si mettono in evidenza lesioni caratteristiche nella cavità orale come placche caseose orofaringee ed anche la sintomatologia può essere aspecifica.
I sintomi infatti possono essere:

  • vomito
  • anoressia
  • debolezza
  • dimagrimento
  • riduzione delle performances nel volo.

La diagnosi e la terapia specifica mettono a riparo l’animale dalla progressione patologica dell’infestione; purtroppo sono frequenti le reinfestioni soprattutto in relazione al contatto ripetuto con le fonti naturali come i piccioni ma visite cicliche degli animali sono auspicabili e protettive.